Prologo

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"L'Impero di Lammathar si erge glorioso da mille anni; datemi la vostra fedeltà, ed il nostro mondo non vedrà mai la sua caduta!"
Così sire Helmut Garth festeggiava la sua ascesa al trono nel 914, quando assunse il nome di Imperatore Connor VI. Dopo la morte del padre, il compianto Imperatore Connor V, caduto per liberare le nostre terre dai maledetti Rashii, le grandi capacità del suo primogenito aprono nuove prospettive di benessere per tutti noi.

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(Dal 12° libro del Compendio Storico - politico dell'Impero, di Gailan Shanter, consigliere di corte e Primo Incantatore)
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lunedì 27 maggio 2013

Gossip di Marthel

Durante la serata al Puledro Impennato, Brita raccoglie una serie di informazioni sulla città di Marthel.

Marthel è una città evidentemente ricca, ed in molti ne attribuiscono il merito agli elfi; le loro opered'arte, i monili, e le suppellettili prodotte nel regno elfico arrivano copiose presso il porto di Marthel, e dei benefici del loro commercio gode un'ampia fetta della classe mercantile e delle maestranze. Allo stesso tempo, però, c'è un sottile e strisciante razzismo verso gli elfi (in particolare l'Alta Guardia ed Alyante Kilyaverrel, l'Alta Ambasciatrice), visti spesso come boriosi ficcanaso perchè, data la loro importanza nell'economia cittadina, pretendono (ed ottengono) ampia voce in capitolo nelle decisioni cittadine. In molti casi, decisioni inaspettate del Signore della città sono state attribuite alle pressioni degli elfi, pur se queste voci raramente trovano riscontro.
A Marthel nessuno ricorda di scontri o eventi violenti, a parte l'occasionale rissa tra ubriachi, prontamente sedata dalla guardia cittadina. Ultimamente c'è comunque stato un rafforzamento della sicurezza delle carovane mercantili; alcuni lavoranti affermano di aver viaggiato addirittura con la scorta dell'Alta Guardia elfica, cosa mai vista prima di allora. Si mormora di gravi assalti di predoni lungo le strade che portano verso Eliax, ma nessuna voce certa.
Il Signore di Marthel è Phillip Bombur, un uomo bassoma snello e dai lineamenti aquilini; è generalmente benvoluto dai frequentatori della locanda, fatto salvo qualche sospetto di favorire gli elfi, voci peraltro non supportate da fatti.
Altrettanto ben vista è la Comandante della Guardia Cittadina, Frances Giral; una donna alta e fiera, con cui nessuno ha avuto direttamente a che fare, ma che tutti concordano nel ritenere più che abile nel proprio lavoro, visto che la vivibilità della capitale.
Meno positive sono le opinioni su Yanver Nines, il grasso primo consigliere di Bombur. L'uomo è un ricco e potente mercante, che controlla, a detta di molti, una parte consistente del commercio con gli elfi. Secondo il popolino, Nines è troppo ben piazzato per aver usato solo mezzi leciti, e molti ritengono il mercante un lestofante, pur senza delle vere e proprie prove.

venerdì 26 aprile 2013

23 Gennaio 937



Casa Delshow, quinta ora della mattina

“Avanti!”, rispose Udo sentendo bussare alla porta della propria stanza.
In risposta, la porta si aperse ed Anton entrò con passo stanco, lasciandosi poi quasi cadere sulla sedia che si trovava di fronte al tavolo dove lavorava il capo delle Ombre.
“Hai una pessima cera, amico mio”, disse Udo. “E’ andato tutto bene?”
“Si” annuì Anton, “tutto bene. Anche se non ho potuto sapere tutto, abbiamo un punto di partenza.”
Anton prese quindi un foglio di carta, poi una penna, la intinse nell’inchiostro del calamaio che aveva davanti, e scrisse alcune righe, che fece poi vedere ad Udo. Questi lesse corrucciato, quindi alzò lo sguardo, gettando il foglio sulla scrivania, e disse “Non è granché. Hai trovato qualcosa nei tuoi libri?”
“Nulla di significativo. Purtroppo la mia biblioteca non è molto fornita, lo sai bene. Ed anche per questo, ora devo partire. Non ha senso rimandare ancora. Se vogliamo venire a capo di questa cosa, ci serve il loro aiuto.”
Udo si appoggiò allo schienale, unendo le punte delle dita aperte in atteggiamento meditativo. “Già, temo non ci siano altre strade. Mi dispiace, amico mio, non avrei mai voluto esporti a questi rischi”.
“Non ti crucciare, Udo. Sapevamo entrambi che questo giorno sarebbe potuto arrivare. E poi, se non fosse stato per te, non avrei più potuto correre rischi già da molto tempo”, ridacchiò il mago.
Udo rispose con un mezzo sorriso. “Ti serve qualcosa?”
“Credo di avere tutto quello che mi serve. A parte un po’ di fortuna!”
Udo si alzò, e rivolse all’amico un sorriso “Se è vero, come si dice, che arride agli audaci, allora ne avrai a volontà”. Tese quindi la mano ad Anton, che la strinse con insospettabile energia. Il mago si diresse quindi verso la porta, la aprì, e fece per uscire; si volse per un ultimo cenno di saluto, poi richiuse l’uscio.
Udo si sedette, ascoltando i passi dell’amico allontanarsi: quando scomparvero giù dalle scale, l’uomo si alzò e si avvicinò al piccolo camino. Armeggiò per qualche istante con la pietra focaia e l’acciarino che si trovavano vicino all’attizzatoio, ed in breve ottenne una piccola fiamma scoppiettante. Faceva caldo, nonostante l’estate che ormai volgeva al declino, e tuttavia non sentiva disagio, perso com’era nei propri pensieri. Lentamente, prese dalla scrivania il foglio scritto dal mago, e si pose nuovamente davanti al camino, leggendo ancora ed ancora le righe scrittevi sopra, come a cavarne un qualche significato recondito.
Dopo alcuni minuti, accartocciò il foglio, e lo gettò tra le fiamme, e mentre lo osservava bruciare, quasi inconsapevolmente si trovò a mormorare:
“Azoath”

mercoledì 6 febbraio 2013

Mentre siete svenuti...



[Rifugio della famiglia Moran]


Thomas seguì il Vecchio e la sorella nella stanza, e chiuse rumorosamente la porta dietro di se. Il Vecchio Moran gli rivolse una occhiata di fuoco, poi si avviò verso la sua sedia, e si accomodò, seguito dalla figlia, che si sedette al suo fianco, leggermente in disparte.
“Se hai qualcosa da dire, giovanotto, fallo e basta. Sai che non sopporto questo atteggiamento”.

“Sai benissimo cosa c’è!” esplose Thomas, “Ero contrario fin dall’inizio! Una cena!” continuò, gesticolando concitato “Avremmo dovuto prenderli e portarli nelle segrete; avremmo saputo quanto ci interessava, e non avremmo mai più avuto fastidi da loro!” ringhiò, osservando lo squarcio aperto dalla spada di Ziggy tra le scaglie della manica destra della sua armatura.

“Forse,” interloquì mellifluamente la sorella, “ma devi ammettere che quegli uomini si sono dimostrati pieni di risorse; personalmente non avrei rischiato di portarli all’interno dei nostri possedimenti. Inoltre, concordo con papà sul fatto che le risorse valide non debbano essere sprecate.”

“Ora basta!” disse il Vecchio con un tono che non ammetteva repliche. “Ho preso atto da tempo delle vostre opinioni, ma ho i miei motivi per aver fatto quello che ho fatto”

“Ma lasciarli vivi! Dopo che...

“Ora basta!” ripete in maniera minacciosa il Vecchio. “Se sono ancora vivi, stai sicuro che c’è un motivo. Ora calmati, e siediti”, aggiunse in tono più condiscendente, “è il momento che vi metta a parte di alcuni piani”.



[Dal diario di Anton DeVries, comandante delle Ombre, distaccamento di Eliax]

Rimasi ad attendere gli uomini a lungo; ringraziando gli dei, riuscii a nascondermi abbastanza bene da non attirare attenzioni indesiderate, ma ero piuttosto nervoso, visto che non riuscii a vedere nulla fino a oltre la mezzanotte. Doveva essere circa la prima ora, quando dei rumori attrassero la mia attenzione; un frettoloso tramestio proveniva dalla parte posteriore della taverna. Mi feci coraggio, e mi avvicinai quanto più silenziosamente potei alla fonte dei rumori. Quello che vidi mi gelò il sangue; alla luce di una lanterna, degli uomini stavano portando dei corpi fuori dall’uscita posteriore della locanda. Seguii il gruppo da lontano; i corpi vennero abbandonati in un vicolo poco distante, e li lasciati, al buio. Attesi alcuni minuti, senza notare altri rumori, quindi decisi di arrischiarmi allo scoperto. Accesi una candela, e mi avvicinai cautamente; si trattava, come temevo, dei nostri uomini, ma notai con sollievo che respiravano ancora. Erano comunque piuttosto pesti e malconci, e privi dei loro beni; ci misi qualche minuto per fare loro riprendere conoscenza, ed una volta riuscitoci li esortai a seguirmi silenziosamente, rimandando a dopo ogni spiegazione.
 

martedì 7 agosto 2012

Udo osservava nervosamente l'intera ampiezza della taverna che soleva usare come ufficio: aveva sempre preferito trattare i propri affari in luoghi frequentati, era più semplice nascondersi, nella massa dei frequentatori abituali. Ed era più facile identificare presenze potenzialmente "indesiderate", tra le nuove facce che non troppo spesso si affacciavano nel locale.
Anton fece il suo ingresso, e, dopo avere cercato per qualche secondo Udo con lo sguardo, lo vide e si diresse verso di lui con passo risoluto. Mentre Anton sedeva, Udo fece un cenno a Lianna per avere due birre di malto.
"Come pensavi, non ci hanno messo molto a risalire al molo di partenza, ed hanno già iniziato a fare domande laggiù. Non ci metteranno molto a risalire anche ad Aaron ed agli altri, probabilmente domani inizieranno a cercarli. Cosa pensi di fare?"
Udo chiuse gli occhi per un secondo, metre soppesava le varie opzioni che gli si presentavano. Non poteva rischiare che i Fariah interrogassero direttamente i suoi uomini: sapevano essere estremamente persuasivi, e, per quanto avesse fiducia nel gruppo di Aaron, non si poteva rischiare. Farli sparire era fuori questione. Erano i suoi uomini, e non era arrivato dove si trovava sui cadaveri dei propri compagni. Un giuramento li legava, e per lui disonorarlo era impensabile.
Osservò vacuamente Lianna poggiare sorridendo le caraffe sul tavolo, ed allontanarsi con una andatura decisamente ammiccante.
Doveva prendere tempo, mentre lui avrebbe gestito la situazione, fintantochè le acque si sarebbero calmate. Era la scelta migliore.
"Anton, abbiamo un lavoro che parte domattina all'alba, se non erro", disse, quasi senza voltarsi.
"Una scorta per Mastro Syndar", rispose Anton annuendo, "pagata per 5 giorni. Assegnata al gruppo di Ulrich."
Udo scrollò leggermente le spalle, poi si girò a guardarlo "Cambio di programma. Avverti Ulrich, poi trova Aaron e gli altri. Equipaggiali per 2 settimane, e di loro di uscire dalla città e di aspettare lungo la Meekton, dove sostituiranno gli uomini di Ulrich".
Anton fece un cenno di assenso con il capo, poi si alzò ed uscì a passo svelto per eseguire i compiti assegnatigli. Udo si rilassò contro lo schenale della sedia; questa era fatta, ora doveva meditare sulla prossima mossa.