Prologo

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"L'Impero di Lammathar si erge glorioso da mille anni; datemi la vostra fedeltà, ed il nostro mondo non vedrà mai la sua caduta!"
Così sire Helmut Garth festeggiava la sua ascesa al trono nel 914, quando assunse il nome di Imperatore Connor VI. Dopo la morte del padre, il compianto Imperatore Connor V, caduto per liberare le nostre terre dai maledetti Rashii, le grandi capacità del suo primogenito aprono nuove prospettive di benessere per tutti noi.

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(Dal 12° libro del Compendio Storico - politico dell'Impero, di Gailan Shanter, consigliere di corte e Primo Incantatore)

venerdì 26 aprile 2013

23 Gennaio 937



Casa Delshow, quinta ora della mattina

“Avanti!”, rispose Udo sentendo bussare alla porta della propria stanza.
In risposta, la porta si aperse ed Anton entrò con passo stanco, lasciandosi poi quasi cadere sulla sedia che si trovava di fronte al tavolo dove lavorava il capo delle Ombre.
“Hai una pessima cera, amico mio”, disse Udo. “E’ andato tutto bene?”
“Si” annuì Anton, “tutto bene. Anche se non ho potuto sapere tutto, abbiamo un punto di partenza.”
Anton prese quindi un foglio di carta, poi una penna, la intinse nell’inchiostro del calamaio che aveva davanti, e scrisse alcune righe, che fece poi vedere ad Udo. Questi lesse corrucciato, quindi alzò lo sguardo, gettando il foglio sulla scrivania, e disse “Non è granché. Hai trovato qualcosa nei tuoi libri?”
“Nulla di significativo. Purtroppo la mia biblioteca non è molto fornita, lo sai bene. Ed anche per questo, ora devo partire. Non ha senso rimandare ancora. Se vogliamo venire a capo di questa cosa, ci serve il loro aiuto.”
Udo si appoggiò allo schienale, unendo le punte delle dita aperte in atteggiamento meditativo. “Già, temo non ci siano altre strade. Mi dispiace, amico mio, non avrei mai voluto esporti a questi rischi”.
“Non ti crucciare, Udo. Sapevamo entrambi che questo giorno sarebbe potuto arrivare. E poi, se non fosse stato per te, non avrei più potuto correre rischi già da molto tempo”, ridacchiò il mago.
Udo rispose con un mezzo sorriso. “Ti serve qualcosa?”
“Credo di avere tutto quello che mi serve. A parte un po’ di fortuna!”
Udo si alzò, e rivolse all’amico un sorriso “Se è vero, come si dice, che arride agli audaci, allora ne avrai a volontà”. Tese quindi la mano ad Anton, che la strinse con insospettabile energia. Il mago si diresse quindi verso la porta, la aprì, e fece per uscire; si volse per un ultimo cenno di saluto, poi richiuse l’uscio.
Udo si sedette, ascoltando i passi dell’amico allontanarsi: quando scomparvero giù dalle scale, l’uomo si alzò e si avvicinò al piccolo camino. Armeggiò per qualche istante con la pietra focaia e l’acciarino che si trovavano vicino all’attizzatoio, ed in breve ottenne una piccola fiamma scoppiettante. Faceva caldo, nonostante l’estate che ormai volgeva al declino, e tuttavia non sentiva disagio, perso com’era nei propri pensieri. Lentamente, prese dalla scrivania il foglio scritto dal mago, e si pose nuovamente davanti al camino, leggendo ancora ed ancora le righe scrittevi sopra, come a cavarne un qualche significato recondito.
Dopo alcuni minuti, accartocciò il foglio, e lo gettò tra le fiamme, e mentre lo osservava bruciare, quasi inconsapevolmente si trovò a mormorare:
“Azoath”

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