Casa Delshow, quinta ora della mattina
“Avanti!”, rispose Udo sentendo bussare alla porta della
propria stanza.
In risposta, la porta si aperse ed Anton entrò con passo stanco,
lasciandosi poi quasi cadere sulla sedia che si trovava di fronte al tavolo
dove lavorava il capo delle Ombre.
“Hai una pessima cera, amico mio”, disse Udo. “E’ andato
tutto bene?”
“Si” annuì Anton, “tutto bene. Anche se non ho potuto sapere
tutto, abbiamo un punto di partenza.”
Anton prese quindi un foglio di carta, poi una penna, la
intinse nell’inchiostro del calamaio che aveva davanti, e scrisse alcune righe,
che fece poi vedere ad Udo. Questi lesse corrucciato, quindi alzò lo sguardo,
gettando il foglio sulla scrivania, e disse “Non è granché. Hai trovato
qualcosa nei tuoi libri?”
“Nulla di significativo. Purtroppo la mia biblioteca non è
molto fornita, lo sai bene. Ed anche per questo, ora devo partire. Non ha senso
rimandare ancora. Se vogliamo venire a capo di questa cosa, ci serve il loro
aiuto.”
Udo si appoggiò allo schienale, unendo le punte delle dita
aperte in atteggiamento meditativo. “Già, temo non ci siano altre strade. Mi dispiace,
amico mio, non avrei mai voluto esporti a questi rischi”.
“Non ti crucciare, Udo. Sapevamo entrambi che questo giorno sarebbe
potuto arrivare. E poi, se non fosse stato per te, non avrei più potuto correre
rischi già da molto tempo”, ridacchiò il mago.
Udo rispose con un mezzo sorriso. “Ti serve qualcosa?”
“Credo di avere tutto quello che mi serve. A parte un po’ di
fortuna!”
Udo si alzò, e rivolse all’amico un sorriso “Se è vero, come
si dice, che arride agli audaci, allora ne avrai a volontà”. Tese quindi la
mano ad Anton, che la strinse con insospettabile energia. Il mago si diresse
quindi verso la porta, la aprì, e fece per uscire; si volse per un ultimo cenno
di saluto, poi richiuse l’uscio.
Udo si sedette, ascoltando i passi dell’amico allontanarsi:
quando scomparvero giù dalle scale, l’uomo si alzò e si avvicinò al piccolo
camino. Armeggiò per qualche istante con la pietra focaia e l’acciarino che si
trovavano vicino all’attizzatoio, ed in breve ottenne una piccola fiamma
scoppiettante. Faceva caldo, nonostante l’estate che ormai volgeva al declino, e
tuttavia non sentiva disagio, perso com’era nei propri pensieri. Lentamente,
prese dalla scrivania il foglio scritto dal mago, e si pose nuovamente davanti
al camino, leggendo ancora ed ancora le righe scrittevi sopra, come a cavarne
un qualche significato recondito.
Dopo alcuni minuti, accartocciò il foglio, e lo gettò tra le
fiamme, e mentre lo osservava bruciare, quasi inconsapevolmente si trovò a
mormorare:
“Azoath”
OOOOOHHHHH!!!! Misteri misteriosissimi....
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